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La Belle Époque
La prima stagione del Salone debuttò proprio sotto la "Belle Epoque". Il Salone Margherita naque infatti, come "Café Chantant nel 1898, quando la bella Margherita di Savoia - a cui il nome del Salone alludeva - era ancora regnante. Il luogo prese subito quell' aria - tra parigina e napoletana - in cui si ambientavano allora gli svaghi della borghesia romana.
Tra "fiumi di champagne" - la locuzione nacque proprio in quegli anni - baffuti gentiluomini in marsina e tenentini di cavalleria in alta uniforme spesero qui a profusione battimani, gioielli e fiori per le prime di Ninì Tirabusciò. Sulla spinta del successo, il "cafè"nel 1908 fu ristrutturato. Assunse così le forme architettoniche attuali: uno splendido esempio di stile "liberty", tale da meritare ancor oggi al teatro la classificazione di "monumento di interesse nazionale". Si apriva per il Salone Margherita quella gloriosa seconda stagione che sarebbe durata fino agli Anni Trenta. Entrò in questa sala, a suo modo la Storia stessa d'Italia.
Qui Gea della Garisenda cantò "Tripoli bel suol d'amore" e Marinetti irruppe con le sue serate futuriste. Qui furoreggiò la Bella Otero.
Qui cantarono Donnarumma, Pasquariello, Armando Gil, Gabrè e si esibirono Fregoli, Viviani, Bambi, Maldacea.
Qui si affermarono come "stil novo" del teatro leggero i "calembours" ed i "nonsense" di Petrolini, ai quali poi, quaranta anni dopo il Bagaglino si sarebbe richiamato. E in platea, al posto dove siete ora voi, erano seduti allora Gabriele D'Annunzio o Salvatore Di Giacomo. O, chissà, Michele Bianchi in camicia nera a spasimare per Anna Fougez.
Durante la stagione del cinematografo anche il Salone Margherita si dovette poi adeguare. Una lunga parentesi, che si concluse nel 1972 con l'avvento del Bagaglino. La "quarta vita" del salone fu così inaugurata da Pippo Franco e Oreste Lionello che, fedelmente, è qui a fare gli onori di casa.
Ricordiamo ora alcune delle protagoniste di quei tempi:
Loie Fuller
Popolare negli Stati Uniti, a Londra e a Parigi, ballerina dal corpo perfetto, forbita nel linguaggio, aveva la mania di parlare per enigmi e per sentenze, sì da suscitare curiosità, interesse anche da parte di D'Annunzio, il quale appena ebbe a scambiare con lei qualche parola, cominciò a dare segni di terrore... Era solita citare Platone, Socrate, Aristotele, Diogene Laerzio con un effluvio di citazioni che davvero sorprendeva, essendo in genere le ballerine portate più ad esporre le proprie gambe che altro. Adorava le danze, si dichiarava inventrice della danza serpentina, una danza misteriosa dovuta al gioco delle luci, debolissime, che sul palcoscenico si irradivano attraverso un vetro azzurrognolo mentre lei, danzando agitava una veste di seta ad ali ondulata, creando coì quell'effetto ottico che tanti spettatori stupiva. Nel Salone Margherita ripetette le stesse danze che aveva eseguito a Firenze in casa di una colta nobildonna inglese, su composizioni di D'Annunzio, il quale permise poi alla danzatrice di scrivere un libro del quale sarebbe stata lei la protagonista.
Yvette Guilbert
Nata all'ultimo piano di una casupola, con scale buie, anguste e pericolose, da ragazza faceva le commissioni per un magazzino di modista, scarrozzava per le strade di Parigi portando in grandissime scatole cappelli immensi per le ricche clienti, fece anche da manichino indossando abiti di fogge diverse per consentire ai ricchi clienti del negozio di scegliere fra i vestiti più ricchi e sfarzosi. Passò dai locali più oscuri al teatro dal Varietà, all'Eldorado, all'Olimpia e scrisse un libro nel quale parlava di sé: "La Vedette", ricco di osservazioni sul caffé-concerto, sul mondo degli artisti e di aneddoti. Caso davvero singolare, Yvette non amava sfoggiare abiti lussuosi e gioielli ma abiti severi, preferibilmente neri, chiusi ed accollati. Ricca ed assennata, sposò uno scienziato, un gentiluomo.
Liana de Pongy
Si esibì al Salone Margherita nell'ottobre del 1904 dopo aver calcato le scene di mezza Europa. Simpatica, asciutta, colorita, vivacissima ed intelligente ottenne successi ovunque anche per la sua versatilità nella lingua. Raggiunse la celebrità all'incontro che ebbe col Principe di Galles, poi Re Edoardo VIII, alle Folies Bèrgère. A quell'epoca era già vedova di un capitano di nave ed era anche nota nell'ambiente teatrale per via di alcuni libri a carattere erotico che aveva scritto. Acclamate in Russia, Inghilterra (al Palace Theater di Londra), a Parigi dove all'Olympia rivestì il ruolo di sacerdotessa nel Réve de Noel e ricoprì anche altri ruoli nelle varie rappresentazioni che dava al pubblico riconoscente per quanto offriva d'arte o di natura. E' sempre stata fine, graziosa, piena di spirito, acuta nelle conversazioni, si dichiarava vagabonda: "sono sempre stata una stella filante, amante delle cose belle, gioielli e simili".
Sada Yacco
In Giappone le donne non potevano recitare o comparire sulla scena, ma a seguito dell'intervento della Regina Vittoria, l'imperatore permise a Sada Yacco di recitare in pubblico e questa poté esprimere tutte le sue capacità artistiche note poi in tutta Europa. Piccola di statura, di apparenza gracile, vestita sempre con i pittoreschi costumi giapponesi, assumeva un aspetto trasfigurato. Formatasi alla scuola di Otojiro Kawakami, fu sua prediletta.
